Le transizioni demografica, digitale e ambientale stanno modificando profondamente i modelli economici, sociali e territoriali. In questo scenario, la People Strat assume le persone, le famiglie, le competenze e il capitale sociale come risorse strategiche dello sviluppo. L’attrattività di un territorio dipende, infatti, non soltanto dalla sua capacità economica, ma anche dalla qualità della vita, dai servizi, dalle opportunità offerte e dalla possibilità di attrarre e trattenere capitale umano.
La ricerca scientifica e tecnologica consente di tradurre questa visione in strategie, dati e soluzioni concrete. Su questa impostazione si fonda la collaborazione tra la Fondazione Bruno Kessler e il Comune di Alghero, sviluppata attraverso l’Accordo quadro, il Manifesto di Alghero e il “patto scientifico per lo sviluppo”. L’intervista a Paolo Traverso, Direttore della Pianificazione strategica di FBK, approfondisce il ruolo della ricerca, dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale nella costruzione di territori più attrattivi, resilienti e orientati al futuro.
Direttore Traverso, quale ruolo assume oggi la ricerca scientifica nello sviluppo dei territori?
La ricerca scientifica sta assumendo un ruolo sempre più centrale nei processi di sviluppo territoriale, superando la tradizionale separazione tra produzione di conoscenza e applicazione pratica. Oggi i territori più dinamici sono quelli che riescono a integrare stabilmente ricerca, istituzioni e sistema produttivo, costruendo ecosistemi capaci di generare innovazione diffusa. In questo senso, la ricerca diventa una vera infrastruttura strategica, al pari delle reti fisiche e digitali.
Nel contesto dell’Accordo tra FBK e Alghero, questo approccio si traduce nella volontà di mettere la ricerca al servizio delle politiche pubbliche e della qualità della vita delle persone . Non si tratta più di trasferire tecnologie già sviluppate, ma di co-progettare soluzioni insieme agli attori locali, partendo dai bisogni concreti del territorio. Questo consente di aumentare l’efficacia delle azioni e di rafforzare il legame tra innovazione e sviluppo.
In questa prospettiva, la ricerca contribuisce anche a costruire visione e orientamento strategico. Attraverso metodi scientifici, analisi dei dati e capacità di modellazione, è possibile supportare i decisori pubblici nella definizione di politiche più consapevoli e sostenibili. La ricerca diventa così un elemento abilitante per governare la complessità e accompagnare i territori nelle grandi transizioni in atto.
L’Accordo tra FBK e il Sistema Alghero rappresenta un passaggio importante. Qual è il suo valore strategico e quali prospettive apre?
L’Accordo tra la Fondazione Bruno Kessler e il sistema territoriale di Alghero rappresenta un passaggio significativo perché introduce un modello di collaborazione strutturata tra ricerca, istituzioni e comunità. Non si tratta di un accordo tecnico, ma di una piattaforma strategica che consente di mettere a sistema competenze, risorse e visioni diverse. In questo senso, l’Accordo assume una funzione abilitante per costruire un ecosistema territoriale orientato all’innovazione.
Dal punto di vista operativo, l’Accordo definisce ambiti di intervento integrati che spaziano dalla People Strategy alla ricerca applicata, fino al trasferimento tecnologico . Questo permette di attivare progettualità multidisciplinari e di costruire un collegamento diretto tra produzione di conoscenza e politiche pubbliche. La possibilità di accedere congiuntamente a programmi di finanziamento rafforza ulteriormente la capacità del territorio di sviluppare iniziative ad alto impatto.
Un elemento distintivo dell’Accordo è la sua vocazione alla replicabilità. L’obiettivo non è solo sviluppare progetti locali, ma costruire modelli trasferibili in altri contesti territoriali. In questa prospettiva, Alghero può diventare un laboratorio avanzato di innovazione, in cui sperimentare soluzioni che integrano tecnologia, welfare e sviluppo economico. Il valore dell’Accordo risiede quindi nella capacità di generare conoscenza applicata e di tradurla in strategie concrete per territori più attrattivi e resilienti.
Uno dei risultati del convegno di Alghero è stato il Manifesto. Un esito non scontato: qual è il suo valore operativo?
Il Manifesto di Alghero rappresenta un esito rilevante del convegno, non scontato né predefinito. La sua elaborazione è avvenuta attraverso un processo di confronto strutturato tra attori eterogenei – istituzioni, imprese, comunità e ricerca – che ha consentito di trasformare un momento di dialogo in una sintesi operativa condivisa. Proprio questa natura emergente e non prescrittiva ne rafforza la legittimità e il valore.
Dal punto di vista metodologico, il Manifesto si configura come prodotto di un processo di co-progettazione, in cui la conoscenza è stata costruita in modo collaborativo. I tavoli tematici hanno operato come dispositivi di integrazione tra competenze diverse, permettendo di far emergere convergenze, priorità e ambiti di intervento comuni. Questo approccio ha consentito di superare logiche settoriali e di costruire una visione sistemica dello sviluppo territoriale .
Sul piano operativo, il principale contributo del Manifesto consiste nell’individuazione di piste di lavoro concrete e interconnesse. Queste direttrici riguardano ambiti strategici quali l’innovazione sostenibile in agricoltura, lo sviluppo di modelli integrati di salute e benessere, il rafforzamento dell’attrattività territoriale e il ruolo della ricerca come leva di sviluppo. La loro rilevanza risiede non solo nei contenuti, ma nel fatto che sono già il risultato di una convergenza tra attori diversi, e quindi potenzialmente attivabili .
Il valore del Manifesto risiede infine nella sua funzione abilitante. Esso non si limita a definire una visione, ma costruisce una base condivisa per l’azione, riducendo l’incertezza e facilitando il coordinamento tra soggetti. In questo senso, rappresenta una piattaforma di riferimento per l’attivazione di progettualità coerenti e per la costruzione di percorsi di sviluppo capaci di evolvere nel tempo.
Il Manifesto introduce anche il concetto di “patto scientifico per lo sviluppo”. Cosa significa operativamente?
Il concetto di patto scientifico introduce un cambiamento significativo nella relazione tra ricerca e sviluppo territoriale. La conoscenza non è più considerata come un input esterno o una fase successiva, ma come una componente intrinseca dei processi decisionali. Questo implica un’integrazione più stretta tra produzione di conoscenza, definizione delle politiche e attuazione delle azioni.
Dal punto di vista operativo, il patto scientifico si innesta sulle piste di lavoro individuate dal Manifesto, rafforzandone la dimensione conoscitiva. Le traiettorie di sviluppo vengono così accompagnate da processi di analisi, raccolta dati e interpretazione continua, che consentono di orientare le scelte in modo più informato e adattivo.
Un elemento centrale riguarda la capacità di tradurre la conoscenza in azione. Il patto scientifico promuove un approccio in cui dati, evidenze e competenze vengono messi in relazione con i bisogni del territorio, generando soluzioni applicabili e contestualizzate, favorendo un modello di innovazione più integrato e orientato ai risultati.
Infine, il patto scientifico si caratterizza per la sua dimensione evolutiva e continuativa, accompagnando nel tempo le traiettorie di sviluppo e consolidando progressivamente competenze, relazioni e capacità di innovazione.
Quali sono le condizioni per trasformare ricerca e innovazione in reale attrattività territoriale, anche alla luce del Manifesto di Alghero e del patto scientifico che attivano una collaborazione strategica tra territori e centri di ricerca?
La trasformazione della ricerca in attrattività territoriale richiede la costruzione di reti collaborative stabili e orientate a obiettivi condivisi. La complessità delle sfide contemporanee impone un approccio integrato, in cui istituzioni, imprese e centri di ricerca operano in modo coordinato. In questo quadro, la collaborazione tra il Trentino, con il suo ecosistema consolidato di ricerca e innovazione, e InnoBay Alghero, piattaforma emergente di sperimentazione e trasferimento tecnologico, rappresenta un passaggio strategico. La connessione tra questi contesti consente di integrare competenze mature e nuove traiettorie di sviluppo, rafforzando l’attrattività dei territori.
Un secondo elemento fondamentale riguarda il capitale umano. Le competenze costituiscono il principale fattore abilitante dello sviluppo: la presenza di ricerca e innovazione diventa attrattiva solo se è accompagnata dalla capacità di formare, attrarre e trattenere persone qualificate. In questo senso, la relazione tra Trentino e Alghero, anche attraverso il ruolo di InnoBay, amplia le opportunità di scambio, apprendimento e mobilità delle competenze, contribuendo a costruire ecosistemi più dinamici, interconnessi e competitivi.
Un terzo elemento è la capacità di connettere conoscenza e applicazione. L’innovazione genera attrattività quando si traduce in soluzioni concrete, in grado di rispondere ai bisogni di imprese e comunità. Il patto scientifico rafforza questo passaggio, favorendo un utilizzo più efficace di dati, evidenze e competenze nei processi decisionali. In questo quadro, InnoBay può svolgere una funzione di piattaforma operativa, capace di attivare sperimentazioni, trasferire tecnologie e adattare modelli già sviluppati in contesti come il Trentino alle specificità del territorio di Alghero.
Infine, la costruzione dell’attrattività territoriale richiede una visione condivisa e continuità d’azione, superando interventi isolati. In questa prospettiva, il Manifesto di Alghero e il patto scientifico operano come dispositivi di coordinamento tra territori e ricerca. La connessione tra l’esperienza del Trentino e il potenziale di InnoBay Alghero rappresenta un’applicazione concreta di integrazione tra ecosistemi, in cui la ricerca diventa leva strutturale di attrattività nel lungo periodo.

